Ambrotipia

La fotografia immortale

Nel 1850 Frederich Scott Archer  sviluppa  l’ambrotipia. Il nome di questa tecnica deriva dal greco “ambrotos” che significa “immortale”.

 

Con questo procedimento le lastre di vetro  vengono rivestite con una emulsione di collodio miscelata appositamente, in seguito sensibilizzata con un bagno d’argento e infine esposta in un banco ottico di grande formato. La fotografia ancora bagnata viene poi sviluppata in camera oscura, fissata e  sigillata con una resina speciale.

 

Il risultato di questo procedimento sono lastre di vetro scintillanti di argento, se osservate su fondo nero nero risultano positive, su fondo bianco negative. A volte, vista la complessa tecnica, alcune variazioni sono inevitabili e è per questo che le immagini risultano esteticamente dei pezzi unici paragonabili alle impronte digitali umane.