La sindone di vetro

Le fotografie dell'uomo della sindone non sono delle illustrazioni, il Cristo morto fotografato da Malatesta non è un santino. Il lavoro fotografico, infatti, consiste nel rilevare l'impronta di Cristo su quella Sacra Sindone che è la stessa lastra fotografica la quale in tal modo assume una qualità sindonica divenendo traccia della risurrezione.

Di Sergio Casella

Quando Danilo varca la soglia del mio studio non so mai cosa mi aspetta. Dietro la sua aria bonaria si cela sempre un’urgenza, una inquieta curiosità, una decisione importante. Gli scatti che riporta sono magnifici e spesso sono il frutto di viaggi difficili o di lavori complicati e impegnativi ma lui ne parla sempre con un fare tranquillo e con un sorriso quasi irriverente. Eppure sento quanto è attaccato al suo lavoro, quanto ci tiene all’integrità del suo progetto e quanto bisogno abbia di condividere certe scelte. Io mi lascio contagiare volentieri, finiamo col parlare di fotografia, di macchine fotografiche antiche, di progetti ancora più sorprendenti, sapendo che poi dovrò aiutarlo con delle stampe o con dei file da sistemare… ma di questo gliene sono grato.

Non si tratta solo di piacevoli voli pindarici: sono convinto che la caparbietà del sognatore porta i suoi frutti, proprio come è avvenuto quando Danilo ha iniziato a fotografare con la tecnica delle lastre in vetro preparate con il collodio umido.

Questa tecnica fotografica ingombrante e scomoda nei modi e nei tempi  fu proposta nel 1851 dallo scultore inglese Frederick Scott Archer  e riscosse un enorme successo tra gli studi fotografici dei ritrattisti dove rimase in voga per circa trent’anni. Anche Nadar come è noto ne seppe trarre dei risultati memorabili!

Per lavorare il collodio umido, soluzione a base alcolica che viene poi sensibilizzata con degli ioduri d’argento, bisogna spanderlo su lastre in vetro e nel momento esatto in cui si rapprende, ancora umido, si deve rapidamente impressionare la lastra prima che formi una pellicola dura e impermeabile; subito dopo la lastra stessa va lavorata in camera oscura. Il risultato finale è  influenzato oltretutto dalla temperatura ambiente  e dalla rapidità di esecuzione per cui tutto il procedimento va effettuato in un tempo compreso tra i tre e i cinque minuti. Dalla lastra così impressionata si ricava un negativo leggero e ambrato adatto ad essere stampato su carta per contatto ma che, se montato su un fondo nero, da lastra negativa si trasforma in positivo diretto rivelando una straordinaria ricchezza di toni ed una incredibile sensazione di tridimensionalità.

Ma cosa può spingere un fotografo attuale a riscoprire una memoria sepolta  e a dar nuova importanza ad una strada da lungo tempo abbandonata?

Di sicuro la logica della manipolazione dei dati che è propria dell’era digitale ci sta facendo apprezzare  la solidità concettuale dell’immagine analogica scritta dalla luce, ma certamente per cimentarsi con la memoria e le gesta dei padri fondatori della fotografia servono coraggio e spalle larghe. Se poi ci si avvicina con questi mezzi ad un simbolo potente e immaginifico come la Sindone, oltre a  coraggio e coscienza ci vogliono un po’ di imprudenza e tanto amore per il proprio lavoro. Ci vuole un fotografo come Danilo Mauro Malatesta: altri sarebbero persi.